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Spazio Educazione

Spazio Educazione

Presentazione:

Spazio Educazione è uno spazio in cui proveremo a cercare domande nuove più che risposte certe. Una rubrica per parlare di educazione. Per parlare dei bambini, dei giovani, dei bisogni dei genitori e del ruolo dei nonni. Uno spazio di educazione continua. Un spazio per chiedere, domandare e riflettere insieme.

Chi risponde:

Christian Sarno, consulente pedagogico ed educatore che da quasi 20 anni lavora nei servizi educativi del territorio lombardo.
Il suo blog http://biviopedagogico.wordpress.com/

Invia le tue domande a:
info@gaggianonline.it

 
 

21 Novembre 2013

Ciao, sono la mamma di Eva, una bimba 1 anno, la mia domanda è questa:
Da pochi giorni ho ripreso a lavorare a tempo pieno fino alle 18.00 (prima uscivo alle 16.00). Eva rimane al nido fino alle 17.00 circa e poi il papà passa a prenderla. La bimba a quell’ora comincia ad essere molto stanca, di pomeriggio non dorme molto, e verso le 20 ha proprio sonno e va messa a letto.
Io mi ritrovo così a vedere la mia bimba solo per un paio d’ore scarse la sera quando è stanca. Ovviamente mi sento in colpa, ma non vedo alternative. Mi domando se, e quali ripercussioni ci potrebbero essere sulla serenità della bimba. E’ vero che cerco di trascorrere con lei del tempo di qualità, e che il week end è tutto dedicato a lei, ma mi domando anche se la qualità non è fatta anche quantità.
Grazie mille, a presto,
Daria.


Christian:
Cara Daria.

Comincio dalla fine. Sicuramente la qualità e la quantità non sono scindibili, perché per poter stare bene con i propri figli è necessario ritagliarsi del tempo ed ovviamente non bastano manciate di minuti. Il problema che senti, cara Daria, è un problema condivisibile da tanti genitori, ma il tempo che racconti di avere è una buona quantità di tempo per fare tante cose belle con la tua bimba. Quindi io non mi preoccuperei.

I tuo racconto apre alcune questione preziose che provo a fissare.

  • I bambini che vanno al nido o dai nonni, non sono soli, sono con altri adulti che si occupano di loro. Imparano a stare anche senza la mamma e papà e a stare con altri bambini. Imparano ad incontrare altri adulti e altri spazi in cui stare bene. Imparano che nel mondo ci sono più persone che si prenderanno cura di loro. Imparano anche a staccarsi dai genitori. Imparano ad andare oltre il dolore del distacco.


  • Un genitore che lavora, sta garantendo a suo figlio cibo, vestiti, giochi, libri e magari anche una fettina del suo futuro. Sta garantendo a se stesso uno spazio di vita oltre i figli che è preziosissimo per stare bene. Per non sentirci in colpa dobbiamo imparare a fare i conti con i vincoli che ci pone la vita reale e non con ciò che “ dovrebbe “ essere un genitore ideale.


Io credo, cara Daria, che porsi delle domande, come hai provato a fare scrivendo a Spazio Educazione, sia un movimento prezioso e importante per un genitore, soprattutto se orientato alla ricerca della felicità e del benessere dei nostri figli.
Un caro saluto, Christian.


12 Novembre 2013
Paola,  Mamma di Aldo (4 anni):

Aldo non ha più il pannolino da gennaio 2013, tolto su sua specifica richiesta. Nonostante ciò abbiamo avuto molti problemi perché per mesi ha continuato a fare pipì e cacca addosso.
Ora con la pipì va decisamente meglio, riesce a trattenerla e ad andare in bagno da solo appena sente lo stimolo.
Il problema è la cacca, ancora oggi, quando sente lo stimolo non corre in bagno, ma si trattiene nel farla, sporca le mutandine e aspetta che qualcuno se ne accorga e lo porti in bagno o al massimo, quando proprio non ce la fa più, lo comunica, ma ormai è troppo tardi. Come posso insegnarli ad andare al bagno al primo stimolo?


Christian:

Ciao Paola. Intanto ti ringrazio per la lettera.
Da genitori, a volte, ci si trova davanti ad alcune scelte particolarmente complesse. Quando i nostri figli vogliono una cosa ( nel tuo caso, quel  “voglio togliere il pannolino”)  ci troviamo davanti ad alcune strade possibili. In questo caso almeno due.
1) Vanificare il loro desiderio, il loro movimento, decidendogli che secondo noi non sono ancora pronti.
2) Andare incontro al loro desiderio anche se non ci sembrano (o non sono) ancora del tutto pronti.
Nel secondo caso ci assumiamo un rischio maggiore, ma forse li aiutiamo a crescere rispettando i loro tempi e la loro voglia di sembrare più grandi.
Se però prendiamo la seconda strada (quella che hai preso tu) dobbiamo accettare che il percorso di apprendimento possa anche essere più difficile. Diventa quindi importante Paola, riuscire ad accompagnarli nel tragitto con attenzione, pazienza e senza connotare le difficoltà che incontreranno in modo negativo.
Così facendo il piccolo Aldo riuscirà a gestire la cacca, come ha fatto con la pipì. Quello che devi fare, in sintesi, è continuare sulla strada che hai intrapreso (indietro non si torna), accompagnandolo in bagno  appena ne intuisci il bisogno e provando ad aiutarlo, magari anche quando è impegnato in altre faccende ad avere attenzione ai suoi stimoli.
Tieni in mente inoltre che un bambino che non riesce è un bambino che deve imparare non un bambino che non ha capito.
Forza e coraggio Paola. La strada, anche se non ti sembra, è in discesa.


6 Settembre 2013
Mamma G.:
Ho detto a mia figlia la stessa cosa 30 volte ma non è cambiato nulla, perché? Cosa sbaglio? Cosa devo fare? Possibile che non capisca che è importante ciò che le dico?

Christian:
Proviamo a dividere le questioni.

1. Spesso in educazione i tempi degli adulti e dei bambini non collimano. Ci piacerebbe  che  i nostri figli imparassero subito ciò che gli insegniamo, ma spesso questo non avviene. Da adulti dovremmo assicurarci che i bambini abbiano imparato le regole che diamo a prescindere dal fatto che riescano a rispettarle subito, perché se le hanno imparate gli serviranno sicuramente in futuro

2. In educazione si va avanti per tentativi e ipotesi, dovremmo preoccuparci quando abbiamo l’impressione di non avere più spazio e voglia per cercare una nuova ipotesi, quando ci sentiamo senza “colpi in canna” non quando pensiamo di aver sbagliato. Accettare di essere genitori imperfetti credo possa aiutare ad essere più sereni.

3. Se un bambino non esegue non significa che non abbia capito, magari non è d’accordo o non gli piace ciò che gli diciamo. Siamo in grado, come genitori, di accettare che in nostri figli non siano burattini o piccoli robot?

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