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Dammi la tua munnezza e ti dirò chi sei

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Articolo estratto dal magazine "Aperture f1.6" redatto dal circolo fotografico "The Framers" e dal circolo narrativo "AVAS"
Dammi la tua munnezza e ti dirò chi sei.
Operatori ecologici o netturbini, poco importa: sono solo gli eroi dell’ecologia urbana.
Testo di Davide Maestri, foto di Stefano Olivares

29 Gennaio 2014
Georges Duhamel, scrittore e medico francese, sosteneva che “ogni civiltà ha la spazzatura che si merita.
E prendendo spunto da questa frase il nostro approfondimento è voluto andare a fondo di questa realtà, nel territorio di Gaggiano, con gli occhi di chi degli scarti ha fatto una professione: gli operatori ecologici.
Il nostro viaggio inizia al mattino presto (per molti è ancora notte) illuminati dai fari dei camion che sono i primi protagonisti della giornata.
Chi ci lavora dentro ne ha molta cura, sia perché vi passa buona parte della giornata, sia perché ci tiene a fare bene il proprio lavoro.
E chi ci lavora dentro è un operatore ecologico, conosciuto dalla società come spazzino, netturbino, mondezzaio, scopino e in casi più pittoreschi diventa pure er monnezza. Mentre il paese dorme, guida il camion e raccoglie i rifiuti, a
volte solo, altre con un collega.
Come nella vita deve fare numerose soste. Come nella vita su e giù centinaia di volte. Alcuni di loro ci raccontano che alle sei del mattino d’estate si suda e che nello stesso orario d’inverno si gela. Oppure quando piove che ci s’inzuppa fino alle ossa.
Raccolgono di tutto: dalle foglie secche, bottiglie vuote, sacchetti pieni, pacchetti di sigarette, sacchetti di McDonalds, fino ad arrivare a siringhe, gatti e topi morti.
Se ci si pensa, però, il loro punto di vista sulla società è privilegiato: una finestra a due ante sulla maleducazione di molti cittadini. Una cosa che crea una palpabile complicità tra i vari operatori ecologici del comune di Gaggiano. Un’unione in parte ideale, perché i momenti di tensione non mancano.
Gli sguardi all’alba che si posano sul programma affisso con eventuali cambi di turno sono simili a quelli dei duelli del vecchio West.
Le mansioni sono perlopiù stabilite, ma se serve, ogni operatore è disponibile ad aiutare i colleghi.
Molti sono i personaggi nel team tra i quali spicca quello che io ho soprannominato il Cammello. Nonostante i suoi sessant’anni porta a mano un apparecchio per soffiare le foglie. In pratica cammina tutto il turno con un peso, passandolo da un braccio all’altro per cercare un lieve sollievo.
Ci sorride. Insetti, sporcizia e la notte che lascia spazio al mattino.
Poi c’è l’autista del camion che a ogni fermata dà una mano al suo collega per raccogliere l’immondizia.
Risaliamo veloci l’alzaia. La campagna gaggianese a quest’ora è stupenda. Il nostro singolare autista dribbla le villette in retromarcia con il suo camion come se stesse guidando un’utilitaria. È stanco morto, ma continua a sorriderci.
Quando caricano bottiglie e lattine, le schegge di vetro schizzano dappertutto e bisogna stare attenti a non prenderle in faccia. In fondo, come le vicissitudini della vita, volano fuori all’improvviso e bisogna essere capaci di schivarle.
Rivediamo velocemente il Cammello ed è facile pensare che i sogni si spezzino alla stessa velocità del nostro corpo.
A lui la schiena e al suo collega le gambe. Questo è un lavoro per veri duri. Ci vuole il fisico, ovviamente, come nella vita, ma senza cuore non si va da nessuna parte. Senza cuore, in questo mestiere si crolla alla prima settimana.
Eppure c’è sempre qualcuno che passando in auto li guarda male. Loro sorridono. È lunedì mattina e il lunedì per gli operatori è il giorno peggiore. Non perché si torna a lavoro dopo un solo giorno di riposo, ma perché il fine settimana riversa su di loro 60 quintali di umido e quando cade il bidone dentro il camion, e capita, tocca a loro farci un tuffo.
Molti pensano che chi sta su un camion della spazzatura non abbia trovato altro nella vita. Non sempre è così. È un lavoro duro fatto per lo più con piacere per la comunità.
Al rientro sono tutti sfiniti, una doccia e sono pronti. Nello spogliatoio incrociamo volti sorridenti di uomini disponibili. Gentili con noi e con la macchina fotografica.
Si comprende così che di scarto non vi è nulla, di riciclato solo i rifiuti e di fuori dal comune solo lavoratori sorridenti. Questa è una faccia della società del nostro paese che andrebbe rivalutata.


Il magazine "Aperture f1.6" racconta 16 reportage sul nostro territorio.
Nella sezione "EDICOLA" puoi leggere l'editoriale e il sommario.

E' acquistabile online facendone richiesta via mail a:
GaggianOnline: info@gaggianonline.it
Circolo fotografico The Framers: info@theframers.it

Oppure nei seguenti punti vendita di Gaggiano:
Copisteria  Emmebi: Via Roma 58
L'edicola di Tito: Piazza della Repubblica
Biblioteca Comunale: Piazza del Municipio

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